IN ATTESA DELLA SVOLTA
di Matteo Naccari

ALLA FINE il 2015 si è chiuso senza brindisi. E’ vero, sia in Emilia Romagna che nelle Marche, i dati della ricchezza prodotta fanno finalmente sorridere, i segni più ci sono, ma chi si aspettava di vedere – finalmente – un’economia spumeggiante è rimasto deluso. E probabilmente lo sarà anche nel corso del 2016.

Come emerge dalle interviste ai protagonisti della vita economica delle due regioni, che pubblichiamo in questo inserto, la ripresa è molto fragile e probabilmente resterà così ancora a lungo. Tasse, stretta del credito, burocrazia, tanto per citarne alcuni, sono ostacoli che ancora imbrigliano le imprese e gli imprenditori.

D’accordo, chi esporta e chi ha gettato sguardi e affari oltre confine se la passa meglio, ma molte piccole imprese artigiane e tanti commercianti non hanno la forza per avviare business all’estero. Insomma, rimboccarsi le maniche non è più sufficiente – alcuni imprenditori lo hanno fatto, erodendo i loro patrimoni, ma dopo tanti anni di crisi le energie sono esaurite – e quindi serve una volta per tutte una mano da chi governa. Sburocratizzare, tagliare gli sprechi per alleggerire le tasse, spingere le banche ad aiutare ancora di più le imprese, sono compiti che spettano a chi dirige le istituzioni. Purtroppo senza una vera svolta e senza un’accelerazione non sarà semplice tornare a livelli di crescita del Pil (Prodotto interno lordo) più consistenti, e quindi in grado di produrre lavoro e occupazione, ma soprattutto non si riuscirà in breve tempo a recuperare il terreno perduto. In Emilia Romagna e nelle Marche, come sottolinea chi abbiamo intervistato, ci sono produzioni di qualità e di nicchia che non hanno nulla da invidiare ad altre parti del mondo, realtà capitanate da imprenditori di spessore che però, se lasciate per troppo tempo da sole, rischiano di non riuscire più ad andare avanti. Occorre di conseguenza un impegno maggiore da parte di chi ci governa, perché la svolta tanto attesa ancora non c’è e la strada verso l’uscita della crisi è ancora molto lunga.

 
 
 
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